Furti, rapine, botte e spaccio: lo Stato li scarica e loro ci massacrano di nuovo
Basta girarci intorno: è una vergogna nazionale. Il dossier choc del Servizio Anticrimine della Polizia di Stato lo sbatte in faccia a tutti: su dieci stranieri pericolosi tirati fuori dai Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) perché il giudice non convalida il fermo o rifiuta la proroga, otto su dieci – l’80%! – tornano a delinquere a piede libero. E non parliamo di multe per divieto di sosta: furti, rapine violente, aggressioni selvagge (pure contro agenti), spaccio di droga che avvelena le nostre piazze e i nostri ragazzi.
Dal 1° al 31 gennaio 2025, su 60 soggetti dimessi dai dieci CPR italiani (tutti con profili già a rischio: precedenti, decreti espulsione ignorati, segnalazioni rosse), l’80% è finito di nuovo denunciato o arrestato entro undici mesi. Roba da matti: li tratteniamo a fatica per mesi, spendiamo milioni di euro dei contribuenti, poi il sistema giudiziario li rimette in strada con un “ciao” e loro riprendono a fare i loro comodi sulle nostre spalle.
La “zona grigia” che ci fotte tutti: le forze dell’ordine segnalano pericolo concreto, ma il giudice – per vizi formali, mancanza di prove “sufficienti” o presunti diritti – dice no. Risultato? Zero rimpatri effettivi (solo il 40-43% negli ultimi anni), uscite in esplosione (dal 9% nel 2021 al 29% nel 2024, e continua a salire), e questi soggetti tornano a seminare terrore. CPR con capienza ridicola (appena 655 posti veri), costi folli, efficacia zero: un circo dell’impunità pagato con le nostre tasse.
E mentre le cronache si riempiono di aggressioni, scippi, spacciatori che operano indisturbati nei parchi e sotto casa, il dibattito resta bloccato tra “diritti umani” e “sicurezza”. Le associazioni gridano al lager, ma chi difende i cittadini normali che pagano il prezzo? Chi difende la nonna rapinata, il ragazzo pestato per un telefonino, la famiglia terrorizzata dallo spacciatore sotto il portone?
È ora di finirla: serve una riforma drastica. Rimpatri veloci e obbligatori, meno potere ai giudici “buonisti” sulle valutazioni di polizia, accordi veri coi Paesi d’origine (non chiacchiere), e fine delle zone grigie che trasformano l’Italia in terra di nessuno. Perché se lo Stato non protegge i suoi, allora a che serve?
Il dato dell’80% non è un’invenzione: arriva dal dossier Anticrimine, ripreso da Il Tempo il 6 febbraio 2026. Non è su tutti i rilasciati, ma su chi era già pericoloso. Eppure basta e avanza per dire: basta buonismo, ora la sicurezza prima di tutto. Altrimenti continueremo a contare vittime invece di rimpatri.







