Sono figli di professionisti, avvocati, dirigenti di azienda, impiegati. Non gli manca niente dal punto di vista economico eppure decidono di far parte di una gang. Togliamoci dalla testa che le baby gang siano un fenomeno legato solo alla criminalità. Dopo i vari lockdown affrontiamo sempre più casi di violenze sessuali perpetrate da minori, a volte di 13-14 anni. Si tratta di ragazzini che non vivono in contesti criminali ma si organizzano sui social solo per perseguire questo scopo e hanno una cultura della violenza fisica che spaventa perché ostentata su internet.
Milano – Le 13 bande con la “Z”come simbolo: stuprano e rubano
Per le baby gang di Milano i soldi non sempre sono la priorità e le violenze sessuali sono l’ultima deriva di gruppuscoli che si riuniscono quasi per caso con un unico obiettivo: dare la caccia alle loro prede. Come è accaduto la notte di Capodanno in piazza Duomo. I ragazzi, la maggior parte minorenni, circondavano le ragazze con la tecnica della nuvola, le separavano dalle amiche e abusavano di loro. Undici le vittime, dodici gli indagati, la maggior parte minorenni. Le notti violente di Milano hanno le zone critiche a Porta Venezia, Corso Como, Citylife, piazza Mercanti, la Darsena e l’Arco della Pace. Gli investigatori del comando provinciale dei carabinieri hanno tracciato la mappa delle 13 baby gang che terrorizzano la città: aree d’azione, chi sono i capi, i nickname dei componenti, i reati in cui sono specializzati. Sulla metro verde spadroneggia la Z2, la Z4 si riunisce a Calvairate ma entra in azione tra Porta Vittoria e corso Lodi. Mandano avanti il più giovane del gruppo, tra gli 11 e i 12 anni, con un pretesto avvicina la vittima che viene subito circondata dal gruppo e minacciata con i coltelli. Il bottino sono soldi, cuffie, smartphone, scarpe e giubbotti. San Siro e Baggio devono convivere con i Z7 Zoo, una trentina di italiani e arabi capitanati dal trapper Neima Ezza. Realizzano video musicali, nei quali radunano anche 300 persone, in stile gangster esibendo pistole, moto e auto di lusso e droga. Comandano nel quartiere e cercano di imporre il loro potere in altre zone del centro. Stesso stile per la K.O. Gang, gruppo di venticinque minorenni italiani, marocchini ed egiziani di seconda generazione, che nei video di propaganda compaiono con cappucci e passamontagna, pistole in pugno, macchine rombanti e droga al ritmo della musica del rapper El Kobtannn, il capo con 7.380 seguaci su Instagram.

Roma- Come sciami che si uniscono e si separano, che puntano l’obiettivo e colpiscono. Le baby gang di Romasi aggirano per le stazioni della metropolitana B o ai capolinea dei bus, si danno appuntamento via social, si formano e scambiano i componenti a seconda del “mood”, ossia la zona dove agire e il tipo di raid da commettere. Non ci sono regole fisse e difficilmente si individuano dei “capi”. Tra di loro non mancano le ragazze. Nel mirino delle bande finiscono soprattutto coetanei da schernire, picchiare e, nel caso, rapinare specie nei luoghi della movida. Una escalation di violenza sfociata persino in stupri tentati o consumati. Il profilo delle baby gang capitoline è stato tracciato dagli inquirenti nel corso dell’ultimo comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico in prefettura.

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