Le “tre C” della comunicazione bodyguards

Nella formazione professionale dei bodyguards e degli operatori di close protection (soprattutto nei corsi italiani e internazionali di livello avanzato) si insegnano le “tre C” della comunicazione specifica per il mestiere di protezione personale. Sono un principio semplice ma fondamentale, ripetuto in tutti i manuali e i corsi seri…

Le 3 C della comunicazione per bodyguard

  1. Chiarezza
    Il messaggio deve essere immediato, semplice e impossibile da fraintendere.
    Esempi tipici:
    • «Indietro!»
    • «Macchina, ora!»
    • «Scala di servizio, via!»
      Niente frasi lunghe, niente giri di parole. In emergenza il cervello del protetto (e dei colleghi) deve capire al volo.
  2. Calma
    La voce deve restare bassa, ferma e controllata, anche sotto stress a 1000.
    Una voce calma:

    • Trasmette controllo della situazione
    • Evita di far salire il panico nel protetto o nella folla
    • Fa capire che tu sei la persona che risolve, non quella che si agita
      (Molti istruttori dicono: «Se alzi la voce hai già perso metà dell’autorità»).
  3. Cortesia (quando possibile)
    Con il protetto, lo staff, le forze dell’ordine e anche con i “fastidiosi” (paparazzi, fan) devi essere educato finché la situazione lo permette.
    Motivo:

    • Mantieni la reputazione del V.I.P.
    • Eviti di creare nemici inutili
    • In caso di intervento fisico, la cortesia precedente dimostra che hai cercato prima la de-escalation (importantissimo in tribunale o davanti alle telecamere).

Formula mnemonica usata nei corsi italiani«Parla CHIARO, resta CALMO, sii CORTESE… finché non devi essere letale.» Queste tre C sono il primo comando che viene insegnato nel modulo “Comunicazione e comando” di quasi tutti i corsi professionali di bodyguard in Italia e sono la base per gestire il protetto in ogni fase: routine quotidiana, emergenza o evacuazione.

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