In un’Italia dove la percezione della sicurezza è al centro del dibattito pubblico, il settore della close protection – le scorte private per VIP, manager e figure ad alto rischio – rappresenta un’ombra grigia. Mentre il rapporto UNIV-Censis 2025 evidenzia che il 74,4% degli italiani considera la vigilanza privata “indispensabile” per prevenire i reati, un fenomeno sommerso minaccia la credibilità del comparto: l’abusivismo. Quanti bodyguard operano senza licenza? Secondo stime settoriali basate su rapporti come quello Censis-UNIV, oltre il 30-40% dei servizi di tutela personale potrebbe essere irregolare, con operatori non qualificati che “proteggono” celebrità, imprenditori e politici. Ma questo non è solo un problema di legalità: espone i clienti a rischi concreti, dal fallimento operativo a conseguenze penali. Approfondiamo il quadro, le norme e le implicazioni in un’analisi basata su dati recenti e voci autorevoli.
Il Fenomeno dell’Abusivismo nella Close Protection:
La close protection privata in Italia è un servizio di nicchia, stimato in centinaia di milioni di euro annui, che integra la sicurezza pubblica per figure come calciatori, star del cinema, CEO di multinazionali etc… A differenza della vigilanza generica (regolata dal TULPS, Testo Unico Leggi di Pubblica Sicurezza), la tutela personale non ha una disciplina specifica, creando un vuoto normativo sfruttato da operatori abusivi.
Secondo il Primo Rapporto UNIV-Censis sulla Sicurezza Fuori Casa (maggio 2025), il 75,8% degli italiani attribuisce alle guardie giurate un effetto deterrente sui reati, con 12 milioni di cittadini che hanno beneficiato di interventi privati nel 2024. Eppure, lo stesso rapporto allarma: “continuano ad esserci abusivismo, appalti pubblici al massimo ribasso e dumping contrattuale”. Per la close protection, le stime sono più elusive, ma fonti settoriali come UNIV (Unione Nazionale Istituti di Vigilanza) indicano che circa il 35% dei servizi offerti online o tramite agenzie non autorizzate coinvolge operatori senza formazione adeguata.
Un’indagine informale di Confcommercio (2025) suggerisce che nei grandi centri urbani come Milano e Roma, il 40% delle “scorte fai-da-te” – spesso ex militari o appassionati di arti marziali – opera senza licenza prefettizia, attirando clienti con tariffe stracciate . Il boom post-pandemia ha amplificato il problema: con l’aumento dei reati predatori (+3,8% nel 2024 rispetto al 2019), la domanda di protezione privata è esplosa, ma i controlli arrancano. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), con la nota n. 4304 del 12 maggio 2025, ha intensificato la vigilanza sui Centri di Elaborazione Dati (CED) e contro l’abusivismo nel settore sicurezza, ma i dati annuali 2024-2025 rivelano solo il 15% di irregolarità scoperte, lasciando un vasto sommerso.
Il Quadro Normativo: Il DM 269/2010 come Punto di Riferimento (e i Suoi Limiti)
Al cuore del dibattito c’è il Decreto Ministeriale 269/2010, emanato dal Ministero dell’Interno per regolamentare gli istituti di vigilanza privata (artt. 256-bis e 257-bis TULPS). Il DM impone requisiti stringenti: autorizzazione prefettizia, formazione minima (90 ore annue per operatori), verifica di idoneità professionale e capacità logistica. Cruciale è l’art. 5, che assegna agli investigatori privati un ruolo in “sicurezza complementare alla persona”, inclusa la valutazione preventiva dei rischi – pilastro per una close protection efficace. Tuttavia, il decreto non disciplina esplicitamente la tutela armata per persone (solo beni), né l’uso di armi da fuoco per bodyguard, limitato a contesti pubblici.
Questo vuoto favorisce l’abusivismo: operatori senza licenza bypassano i controlli, esponendosi (e i clienti) a sanzioni penali fino a 3 anni di reclusione per esercizio abusivo di attività private di sicurezza (art. 141 TULPS). Al 68° Congresso Nazionale di Federpol (Genova, maggio 2025), il Ministero dell’Interno ha annunciato “massima disponibilità” per una banca dati nazionale degli autorizzati, un passo verso la tracciabilità. Ma, come sottolineato da Antonella Pavesio, presidente Federpol, “senza un aggiornamento del DM, la prevenzione resta un miraggio”.
I Rischi per i VIP: Non Solo Fallimenti Operativi, ma Minacce Concrete
Perché è pericoloso affidarsi a un bodyguard senza licenza? I rischi sono multidimensionali e documentati da casi reali e analisi settoriali.
- Rischi Operativi: Un operatore non formato manca di protocolli per threat assessment o evacuazione. Nel 2024, un episodio a Milano ha visto un “bodyguard fai-da-te” fallire nel proteggere un imprenditore da un’aggressione, con conseguenze fisiche gravi. Rapporti globali come The Rise of Close Protection in 2025 (EBSSA) evidenziano che in contesti ad alto rischio – come l’Italia con +1,8% di rapine nel 2024– la formazione elite riduce i fallimenti del 70%, ma gli abusivi operano “alla cieca”.
- Rischi Legali e Penali: Il cliente rischia complicità in esercizio abusivo, con multe fino a 15.000 euro. Peggio: se un bodyguard armato senza porto d’armi ferisce un aggressore, il VIP potrebbe essere imputato per lesioni colpose. L’INL ha sanzionato 200 casi di abusivismo nel 2025, ma il sommerso persiste.
- Rischi per la Privacy e la Reputazione: Senza compliance GDPR, dati sensibili (itinerari, vulnerabilità) finiscono in mani sbagliate. In un’era di droni e IA per sorveglianza, un abusivo potrebbe esporre il VIP a ricatti o fughe di notizie, come accaduto in un caso romano del 2024.
- Impatto Sistemico: L’abusivismo erode la fiducia nel settore. Il 77,8% degli italiani ignora le qualifiche dei bodyguard (Censis 2025), favorendo un “Far West” che sovraccarica le forze pubbliche.
Il Ruolo di Federpol e le Proposte per il Futuro
Federpol, con oltre 500 agenzie affiliate, è in prima linea contro l’abusivismo. Al Congresso 2025, Agatino Napoleone – ex presidente e pioniere del dialogo con ANIA per antifrode – ha ribadito: “La sicurezza è prevenzione investigativa, non improvvisazione”. La federazione propone: albo nazionale unificato, formazione ibrida (investigatore + bodyguard, UNI 11751), e un “DM bis” per armi basate su livelli di rischio. UNIV e Confcommercio spingono per incentivi fiscali e contrasto strutturato all’abusivismo, come emerso nel 2° Rapporto sulla Filiera della Sicurezza (Censis, 2025). Intanto, eventi come SICUREZZA 2025 (Milano) hanno ospitato talk su bodycam e droni, enfatizzando la transizione digitale per tracciare gli operatori.
Verso una Close Protection Regolamentata
Nel 2025, con 2,39 milioni di reati denunciati (+3,8% dal 2019), le scorte private abusive non sono un’anomalia: sono una bomba a orologeria per i VIP italiani. Quanti bodyguard senza licenza? Stime conservative parlano di migliaia, protetti da un vuoto normativo che il DM 269/2010 non colma appieno. La soluzione? Dialogo pubblico-privato, come auspicato da Federpol, per una professionalizzazione che trasformi il rischio in resilienza.
Per i VIP: verificate sempre la licenza prefettizia e optate per istituti accreditati. Il settore ha il potenziale per essere un alleato, non una minaccia. Solo così, la “sicurezza fuori casa” – come titola Censis – diventerà davvero tale.
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