La tragica morte di Pietro Zantonini, 55enne vigilante originario di Brindisi, avvenuta nella notte tra il 7 e l’8 gennaio 2026 mentre prestava servizio in un cantiere legato alle opere olimpiche di Milano-Cortina 2026 (presso lo stadio del ghiaccio di Cortina d’Ampezzo), pone con forza il tema della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, specialmente in condizioni climatiche estreme. Il lavoratore operava in un gabbiotto di sorveglianza, riscaldato unicamente da una stufetta elettrica, in una notte con temperature esterne scese sotto i -12 °C. Dal gabbiotto usciva periodicamente (ogni due ore circa) per effettuare i giri di controllo, esponendosi quindi alternativamente al freddo intenso esterno e a un ambiente interno con riscaldamento presumibilmente molto limitato. Il D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro) disciplina espressamente la gestione del rischio microclima:
- Art. 28 e Allegato IV (punti relativi ai luoghi di lavoro): impongono al datore di lavoro di garantire condizioni microclimatiche adeguate, tali da non esporre i lavoratori a discomfort termico significativo o, peggio, a stress da freddo;
- Titolo VIII, Capo III (Agenti fisici – Microclima): obbliga alla valutazione specifica del rischio da esposizione a caldo e freddo severi, con riferimento a norme tecniche di settore (es. UNI EN ISO 11079 per lo stress da freddo, che definisce l’indice IREQ – Isolamento termico richiesto dall’abbigliamento);
- Obbligo di adottare misure tecniche, organizzative e di protezione individuale prioritarie nell’ordine gerarchico: dall’eliminazione/substituzione del rischio, alla riduzione tramite impianti di riscaldamento adeguati, rotazione turni, pause in ambienti riscaldati, abbigliamento termico idoneo, fino ai dispositivi di protezione individuale.
In un contesto come quello descritto (turno notturno prolungato, temperature rigide di alta montagna, struttura di presidio scarsamente isolata e con riscaldamento insufficiente), appare evidente la necessità di una valutazione del rischio microclima particolarmente attenta e documentata, nonché di misure concrete per prevenire lo stress termico da freddo (ipotermia, riduzione delle capacità cognitive e motorie, rischio di malore).
La Procura di Belluno ha già disposto l’autopsia e ha aperto accertamenti per chiarire le cause del decesso e le eventuali responsabilità. La famiglia, tramite denuncia, ha sottolineato che il lavoratore aveva più volte espresso preoccupazioni per le condizioni di lavoro e per la mancanza di tutele adeguate. Dal punto di vista prevenzionistico e gestionale, episodi di questa gravità ricordano a tutti gli attori coinvolti (datori di lavoro della vigilanza privata, committenti, coordinatori per la sicurezza in fase di esecuzione) che:
- la sicurezza non può essere subordinata a esigenze di contenimento dei costi o di continuità del servizio;
- in ambienti severi freddi, servono presidî riscaldati efficaci (container coibentati con riscaldamento dimensionato, termostati, sistemi di monitoraggio temperatura);
- vanno previsti protocolli chiari di rotazione, pause recupero termico e sorveglianza sanitaria mirata;
- la formazione/informazione specifica sui rischi da freddo è elemento essenziale.
Esprimiamo profondo cordoglio alla famiglia di Pietro Zantonini e auspichiamo che l’inchiesta in corso faccia piena luce sull’accaduto, contribuendo a rafforzare – concretamente – la cultura della prevenzione in tutti i cantieri, inclusi quelli legati a grandi eventi nazionali. La sicurezza sul lavoro, specie in condizioni estreme, non è un costo: è un dovere inderogabile.







