Ci sono le mamme hacker e i papà 007.

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Qualcuno lo sottolinea a gran voce e ne va quasi fiero, altri lo ammettono a testa bassa, altri ancora lo fanno ma non vorrebbero mai farlo. Qualunque sia il caso la motivazione è una: E’ per il loro bene. Sono i genitori 007 che, preoccupati dalle insidie della realtà vera e virtuale, spiano i propri figli: controllano i cellulari, intercettano le password dei social network, li seguono o li fanno pedinare, affidandosi ad agenzie investigative private. Vogliono sapere cosa fanno, dove vanno e chi frequentano. E le richieste di investigazioni private sono in aumento: si parla di un incremento del 30% negli ultimi 5 anni. I genitori che si rivolgono ad agenzie investigative cercano la conferma a dei sospetti e purtroppo in diversi casi non si sbagliano.

Nella maggioranza dei casi si tratta di ragazzini con problemi di droga, in altri casi di alcol. Dietro la maggior parte delle richieste, invece, c’è la paura che possano frequentare cattive compagnie. Di casi simili a quello della ragazzina cocainomane a 10 anni ce ne sono tanti anche noi di EBESSE ne abbiamo seguiti diversi. Per esempio, ci ha chiesto aiuto una madre preoccupata per il figlio di 15 anni. Con la sua autorizzazione lo abbiamo osservato e tenuto sotto controllo. Dalle nostre verifiche è emerso che il ragazzino si drogava: faceva uso regolare di oppio. Sotto la lente degli investigatori una famiglia di professionisti e un quindicenne che all’apparenza non poteva desiderare altro dalla vita. E invece… Non è un episodio isolato.

Siamo riusciti ad aiutare anche la famiglia di una minorenne con disturbi alimentari e problemi di attenzione e concentrazione. Arriva a casa e si addormenta ha detto la mamma ai detective. Da un’attività di osservazione è emersa la dura verità: la piccola, all’uscita di scuola, faceva tappa al supermercato per comprare e scolare una bottiglia di vodka. Ma c’è anche il rampollo di 17 anni sorpreso a spacciare ai coetanei nei giardini. Anche in questo caso i genitori sono venuti da noi con sospetti. Non capivano come facesse il figlio ad avere tutti quei soldi. Con lo stesso punto interrogativo si è rivolto a noi un altro papà: abbiamo poi scoperto che il ragazzino riscuoteva soldi in cambio di rapporti sessuali con adulti.

Di storie ce ne sono tante… E pensare che tutto ruota attorno all’apprensione che si trasforma in timore prima e paura poi.

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