Scuola di Bodyguard: il CQB non armato

Una tecnica di attacco o di difesa non è mai migliore o peggiore di un’altra: è l’uomo che ne fa uso che la rende efficace o inutile!
La circostanza emotiva, la determinazione, la prontezza di riflessi abbinate naturalmente ad una discreta tecnica sono le cose più importanti per uscire indenni in caso di aggressione nei confronti del vostro “protetto”.
Nella pratica amatoriale o sportiva la situazione è sempre virtuale; l’attacco dell’avversario è previsto e non è mai sconsiderato, sia dal punto di vista tecnico che emozionale, i pericoli provengono sempre da gesti tecnici conosciuti (secondo l’ortodossia delle varie arti), il pugno è un jab o uno tsuki, il calcio è un keri o uno chasse, le prese sono quelle kodokan. La realtà della strada sono un'altra cosa, il malintenzionato ha il desiderio della sopraffazione della vittima, presumibilmente è abituato ad esercitare la violenza, molto spesso no. E' in preda all’ira o alla disperazione, magari è alterato dall’assunzione di alcool o droghe o è psichicamente instabile. I suoi attacchi non seguono linee razionali, il tentativo di afferrare avviene con la spinta di tutto il peso del corpo proiettato verso la vittima, le sue unghie graffiano il collo o i polsi, colpisce con testate o sconclusionate sequenze di colpi casuali. Nessun arbitro lo ferma, non esiste il conteggio, non esiste il controllo e neppure lo jogai.
Il Bodyguard deve fare i conti poi con l’emozione, con il controllo e la gestione delle scariche di adrenalina che si generano in una situazione del genere, degli istinti e della paura.
Nell’avventurarsi nella pratica delle difesa personale per prima cosa si deve valutare con attenzione la capacità di superare questi elementi: poche tecniche di sicura efficacia e deterrenza fisica e psicologica, grande capacità di autocontrollo, freddezza nella valutazione delle circostanze e poi… rapidi, precisi e spietati. CLICCA QUI
“Spietati”. Questo termine fa sempre storcere la bocca all’interlocutore, ma è in effetti la qualità più importante nella situazione di pericolo.
La Guardia del Corpo motivata ed addestrata non si lascerà impietosire dalla vittima ma cercherà di sopraffarla con tutte le sue forze. Se l’aggredito riuscirà ad eludere il primo tentativo di violenza dovrà reagire in maniera risolutiva: infatti un altro attacco del malintenzionato potrebbe essere fatale!
Grande importanza avrà poi il nostro atteggiamento, la sicurezza che riusciremo a dimostrare nei confronti dell’aggressore, senza essere spavaldi o presuntuosi.
Nella pratica amatoriale o sportiva la situazione è sempre virtuale; l’attacco dell’avversario è previsto e non è mai sconsiderato, sia dal punto di vista tecnico che emozionale, i pericoli provengono sempre da gesti tecnici conosciuti (secondo l’ortodossia delle varie arti), il pugno è un jab o uno tsuki, il calcio è un keri o uno chasse, le prese sono quelle kodokan. La realtà della strada sono un'altra cosa, il malintenzionato ha il desiderio della sopraffazione della vittima, presumibilmente è abituato ad esercitare la violenza, molto spesso no. E' in preda all’ira o alla disperazione, magari è alterato dall’assunzione di alcool o droghe o è psichicamente instabile. I suoi attacchi non seguono linee razionali, il tentativo di afferrare avviene con la spinta di tutto il peso del corpo proiettato verso la vittima, le sue unghie graffiano il collo o i polsi, colpisce con testate o sconclusionate sequenze di colpi casuali. Nessun arbitro lo ferma, non esiste il conteggio, non esiste il controllo e neppure lo jogai.
Il Bodyguard deve fare i conti poi con l’emozione, con il controllo e la gestione delle scariche di adrenalina che si generano in una situazione del genere, degli istinti e della paura.
Nell’avventurarsi nella pratica delle difesa personale per prima cosa si deve valutare con attenzione la capacità di superare questi elementi: poche tecniche di sicura efficacia e deterrenza fisica e psicologica, grande capacità di autocontrollo, freddezza nella valutazione delle circostanze e poi… rapidi, precisi e spietati. CLICCA QUI
“Spietati”. Questo termine fa sempre storcere la bocca all’interlocutore, ma è in effetti la qualità più importante nella situazione di pericolo.
La Guardia del Corpo motivata ed addestrata non si lascerà impietosire dalla vittima ma cercherà di sopraffarla con tutte le sue forze. Se l’aggredito riuscirà ad eludere il primo tentativo di violenza dovrà reagire in maniera risolutiva: infatti un altro attacco del malintenzionato potrebbe essere fatale!
Grande importanza avrà poi il nostro atteggiamento, la sicurezza che riusciremo a dimostrare nei confronti dell’aggressore, senza essere spavaldi o presuntuosi.
Un Saluto
Carmelo Scicolone
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